venerdì 8 giugno 2018

L'ellisse

Che splendida battaglia fummo,
io e te;
due solitudini, due fuochi di un'ellisse
che bruciavano per avvicinarsi.
L'eccentricità confuse
le nostre geometrie,
ci condannò a un'orbita omoclina
l'intersezione delle nostre instabilità.
Fummo così,
la malattia che avevamo la presunzione di curare.

mercoledì 25 aprile 2018

Veleno

Questo oramai l’avemo stabbilito,
che è corpa mia,
che io non conto un cazzo
che quanno pure movo un dito
pe’ te è solo un modo de fa’ l’affari mia;
che quanno dico “bianco”, io so' pazzo,
nun so’ obbiettivo, o so’ rincojonito.
Se dico che me piaci, te ‘mbarazzi…
ma tanto poi quarsiasi comprimento ariva dietro,
nun vale quanto i denti storti de Giampietro
che si ce penzi ancora te c’encazzi.
Amo capito pure, facendo uno schemino,
che co’ Anca nun c’è competizzione,
che er tango viene prima, ed il latino
l’oratorio, er gaypraid, la colazzione
l’oroscopista, li scrittori, e lo sprizzino,
‘na lesbica, i fufaiters e Majiana
stanno comunque avanti a ‘sto cojone
che s’ostina a crede che sei solo strana…
Io nun vojo ave’ la presunzione
d’esse er primo penziero de quarcuno
(Pure se ‘na vorta, sarvognuno,
la vorei prova’ ‘sta sensazzione)
ma armeno er rispetto che t’ho dato
aricambialo, che so’ sicuro d’avello meritato
E si nun sei capace de butta' giù 'sto muro,
allora lassame perde e vattene a ... casa.

venerdì 20 aprile 2018

Risacca


Ho scelto di conquistarti ogni giorno,
ho scelto la colpa del cuore,
incolpando la testa della scelta.
Niente complimenti, quindi, niente carezze
inviti o consolazioni.
Solo la bellezza, da bere,
caffè e panchine di ferro freddo,
solo il bacio rubato,
il raggio di sole obliquo e i colori sul bicchiere.
Niente parole per me, abbracci, mani.
Ho scelto di non prendere,
di non spillare gocce dal tuo cuore di vetro,
che annaspa e combatte
contro il mio scanzonato tuffo negli abissi di te,
perché ti resti la forza
di ritirarti da me,
tu che sei onda,
io che sono sabbia.

mercoledì 28 marzo 2018

Filo e Mani


Sì, oggi sono arrabbiato.
Perchè la mattina, il primo pensiero di noi era un pensiero di bellezza pura,
e ora tu sei entrata con le scarpe infangate e me l'hai sporcato di paura,
e io adesso dovrò ripulire,
e non sono ancora forte,
e la mia schiena è ancora stanca.
Sono arrabbiato,
perchè dovreste pensarci alle parole che dite ad un uomo,
perchè non sapete chi le ha usate prima di voi,
e alcune parole sono bisturi affilati che lasciano cicatrici
profonde e composte,
ma altre sono lame dai bordi frastagliati,
che lacerano dove la carne è morbida
e poi a rimettere insieme i lembi ci vuole filo e mani,
e io nei fili ci inciampo
e nelle mani mi perdo.
Dovreste pensarci, al modo in cui vi guardiamo
quando sembra che stiamo guardando oltre,
alle dita che cercano contorni,
alle labbra che cercano conferme,
ai nasi che affondano nei vostri capelli.
Dovreste pensarci, agli uomini.
Che non sono solo i rettiliani e i cinghialoni,
quelli di cui è facile parlare e sparlare
dall'alto
della vostra superiorità morale,
ma anche quelli che vi chiedono il coraggio di mettervi in gioco.
Perchè altrimenti, ve li meritate, i ciarpumani e i minchioni

venerdì 9 marzo 2018

Sfere

Dice che nun bisogna avecce fretta,
che ce vo’ pazienza, che nun se guarda la lancetta…
Ma lo so solo io quanto me costa
nun ditte che me manchi,
quanno stai nascosta
dietro discorsi, citazioni e banchi
de parole in formazione,
o quanno te ne stai appesa sul loggione
aggrappata a un equilibrio di cristallo …
e quanta tenerezza mi fa
vedere in questo stallo
la tua nervosa fragilità.

giovedì 21 dicembre 2017

Tic


Cercando un posto abbastanza lontano,
vago,
lontano da cosa, poi,
da casa,
dalla solitudine,
dalla tristezza,
come se ci fosse poi qualcosa di colpevolmente malvagio
nell’essere solo,
nell’abbandonarsi a quel morso.
O come se qualcuno potesse riconoscerla poi,
la morsa che torce la pancia,
che toglie il nervo alle gambe,
l’ossigeno al cuore.
E lui salta, invece,
che a far sempre le stesse mosse, nessuno si accorge più.
Si ferma, allora,
solo un momento, poi salta di nuovo.
Sussulta, sussurra,
sorseggia l’attesa di un altro tic.
Che arriva.
Tic.
Calore, consapevolezza, vita,
un altro giro, giostraio,
un’altra moneta,
un’altra canzone.

venerdì 15 dicembre 2017

Nun ci ho voja

Oggi nun ci ho voja de metteme er cappello, de combatte la noja, de tajamme i capelli pe' sembra' più bello...
De fa la dieta, de soride a tutti, de usa' parole lisce come seta o de forma' penzieri asciutti.
Oggi me siedo qui sur cijo de la strada, apparecchiato pe' chi vo' capi'.
Siedite, si vói, ma bada: questo so' io! Te ne pói sempre anna', si nun t'aggrada...